Roma-Bayern

L’Inferno all’improvviso.

DANTE E GARCIA

Come è stato facile cadere dal cielo dopo così poco tempo.

Era stato un ottobre fantastico per le italiane in Europa: su queste “pagine” ci si esaltava per il tocco di Totti contro il City, in Europa League tutto andava bene e Tevez metteva in sacca i suoi gol in Champions dopo un putiferio di anni.

Oddio, ci siamo svegliati dai sogni di gloria troppo presto.

Siamo ancora a metà cammino dei gironi, ma dopo questi 3 giorni di coppa c’è da abbassare tanto la capoccia. Eh sì, questo 1-7 interno della Roma è stato una doccia fredda per tutti. Vedere un’italiana presa a pallonate dai tedeschi è sempre un colpo al cuore, foss’anche la Pro Vercelli. Eh no, ok il 7-1 di Manchester, ma contro i crucchi no. Abbiamo inghiottito pure ‘sta pillola. Come se non ne avessimo inghiottite tante, ultimamente.

Credo che per tutti i tifosi venga, dopo certi momenti esaltanti, una sorta di fase-purgatorio che chiunque è costretto a subirsi, tanto per ricordarsi che la vita è grama e che cercare soddisfazioni nel calcio è giusto fino ad un certo punto. Quindi, ad esempio, da tifosi della Nazionale, dopo il 2006 ci siamo presi due mondiali merdosi uno dopo l’altro, e abbiamo fatto fallire i pub che si aspettavano di fare cassa con le partite, perlomeno fino agli ottavi di finale (non chiedevano tanto eh).

Ecco, pensate ai poveri tifosi romanisti: s’erano avvelenati tanto per la partita di Torino, ma questa Roma giocava troppo bene per non urlare allo scudetto e per non sentirsi fieri e pure fiduciosi per la partita contro il Bayern. Detto fatto, ecco il loro momento-purgatorio.

Sette, come nei peggiori incubi.

La partita di martedì sera è stata, purtroppo, un agghiacciante rewind, quasi un deja-vù, della semifinale mondiale di quest’anno, Brasile-Germania. Stesso risultato, stesse facce sconvolte, pure stessi interpreti (in pratica nel Bayern gioca tutta la Germania). E pure Maicon a prendere sempre le scoppole dalla parte sbagliata.

Naturalmente il risultato della Roma è stato così assurdo da coprire, in parte, l’orrida prestazione dell’altra nostra rappresentante nella CoppaDalleGrandiOrecchie, la Juventus. Che, purtroppo, mi ricorda l’Inter di Mancini: vincente in patria e deludente in Europa. Posto che l’Olympiakos non ha Robben, come spiegarsi un risultato del genere? Come fa la Juventus a fare voce grossa in  Italia e poi perdere sistematicamente nell’Europa che conta, e spesso pure contro squadre di minor blasone (ricordiamo il Galatasaray dell’anno scorso…)?

Come non riuscivo a spiegarmelo ai tempi di Mancini, non riesco a spiegarmelo ora. Si possono mettere in ballo tante cose, e vi elenco pure alcuni argomenti che ho spulciato in giro:

-Allegri non è un allenatore di caratura europea (non entusiasmò neanche ai tempi del Milan).
-La Juve quest’anno gioca peggio rispetto alla passata stagione.
– Il livello della Serie A non è più competitivo per fare la voce grossa in Europa.
-Italiani forti in giro non ce ne sono più, e i pochi che ci sono vanno via (argomentazione fuga dei cervelli).

Naturalmente in giro ho trovato anche argomentazioni più becere, ma dato che il becero fa tendenza e ci piace, vi elenco anche quello:

-La Juve ruba, ecco perché vince solo in campionato.
-La serie A fa schifo e il campionato greco è più competitivo.
-E’ colpa dei tedeschi che ci hanno superato nel ranking.
-E’ colpa di Walt Disney che ci ha fatto credere, coi suoi film, che i buoni e gli umili vincono sempre.

Detto ciò, credo che le cose siano più semplici e meno catastrofiche di quello che si dice in giro. Semplicemente, come in ogni catastrofe, si tratta di una congiunzione di tanti fattori negativi nello stesso momento: parlare di crisi del calcio italiano è inesatto, parlerei piuttosto di un complesso delle nostre squadre (e pure dei loro tifosi) ad affrontare l’Europa. Non siamo così in crisi come ci dipingono: ok, il nostro campionato è sicuramente meno competitivo rispetto ad un tempo, ma d’altronde quello tedesco, ad esempio, non è da meno in questo senso. Stiamo vivendo una parabola discendente, non siamo per niente fortunati e ci facciamo spesso e volentieri perculare da squadrette come il Nordsjaelland e lo Young Boys; poi, cosa principale, non ci stanno più i soldi, e non se ne continuano a trovare.

Da bravi italiani, per natura, tendiamo ad esaltarci dopo le scoppole, ci rimbocchiamo le maniche e cerchiamo di ricavare il meglio da quel poco che abbiamo. Dopotutto, la Roma è ancora miracolosamente seconda nel girone, e la Juve può e deve lottare con l’Olympiakos per agganciarsi dietro l’Atletico, che appare ancora di un’altra categoria. Siamo ancora vivi, come diceva Caressa dopo il gol di Materazzi alla finale del Mondiale 2006. Che ricordare quel glorioso mondiale sia di buon auspicio alle nostre squadre fatte di piccoli David che lottano contro Golia.

Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.