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Caffè, aperitivo, apericena, digestivo. La settimana calcistica degli anni ’10.

Neanche il tempo di ideare, sistemare e iniziare il blog che, rovinosa come un retropassaggio di Nagatomo, arriva prorompente la settimana full-optional della Serie A, che in soli 7 giorni ti piazza tre giornate del calendario e detta le prime linee guida del campionato.

Il tutto condito dai match ad orari improbabili (di partite delle 12.30 in 3 anni di risvegli domenicali coatti non riesco ancora a vederne una), dal classicone doppio posticipo del Lunedì (poi non ci lamentiamo degli stadi vuoti eh, che la genteDabbene il martedì lavora) e dalla rovinosa sconfitta dell’Inter in casa con l’ultima in classifica. Inter che, per dire, aveva avuto un risveglio domenicale più laborioso del mio.

Sarà che i giocatori nerazzurri ancora non digeriscono il difficile dettame tattico di Mister Mazzarri da San Vincenzo. Sarà che oramai so’ passati quasi due anni. Sarà che magari il difficile dettame tattico non è mai esistito e non si tratta di indigestione, ma di carenza alimentare.

E’ stata una settimana pesante per tutti. Dal povero tifoso, che non ricorda una domenica completa di  Serie A da quando Zisis Vryzas ancora zappava i campi di Perugia, al fantacalcista, che per avere i voti di Candreva e Di Natale deve aspettare un’apparizione di Lotito, fino agli interisti, appunto, che dopo un buon avvio della Benamata si sono risvegliati dal torpore dell’ultimo mesetto (perché mò i cicli dell’Inter hanno ‘sta durata) e hanno volontariamente deciso di non aprire Facebook almeno per qualche giorno.

Volete mettere dare soddisfazione agli avversari? Deve averlo pensato anche Enrico Preziosi, che dopo la sconfitta nel Derby della Lanterna s’è dovuto subire, tra lo schifato e il rosicone, le folli esultanze da finale di Champions del “Viperetta” Ferrero. Per l’Enricone dei Giocattoli e per il povero Gasp, artefici del solito Genoa da metà classifica, non è stato facile come cliccare su “Logout”.

Che poi anche noi dell’Atletico Maranella ci esaltiamo eh, anche se la curva è composta perlopiù da tredicenni col baffetto brutto, e in tribuna ci stanno solo i vecchi nostalgici del calcio d’una volta, fatto di polvere e scivolate sulle ginocchia.

Non che sotto il Vesuvio se la passino meglio: i tempi di Don  Chisciotte sono finiti da quando i mulini a vento sono diventati Coffee-Shop, e il fedele Sancho Panza Benitez, sperduto tra babbà e pizze e mandolini, non riesce a trovare la quadratura del cerchio manco usando Paint. ‘Nsomma, dopo i buoni risultati dello scorso anno (Coppa Italia, terzo posto, ottima Champions), da Benitez, e soprattutto dal cinepanettone De Laurentis, ci si aspettava il passo avanti definitivo quest’anno. O almeno qualche acquistino decente. Invece, pare ci sia stata un’involuzione. C’è da dire che il Napoli ha un attacco che fa paura, probabilmente il più forte della Serie A per caratura dei giocatori e tecnica individuale. Se poi però giochi con Britos terzino non voglio dire che lo fai apposta, ma te la stai ampiamente cercando. Eppure, tant’è, il Napoli ha ampi margini di miglioramento (e non è che poi in questa povera Serie A ci vuole tanto, quantomeno, a far capire a Raul Albiol che gli attaccanti avversari si devono marcare e la porta avversaria è nell’altra direzione) e Benitez si prende con tutto il pacchetto di bel gioco+grandi vittorie+sconfitte ridicole. E poi la vittoria striminzita col Sassuolo è ossigeno puro.

Per passare dall’altra parte della tastiera, i miei più sinceri complimenti a chi Facebook invece lo apre per esaltarsi e sfottere i rivaloni di sempre: parlo delle due splendide capoliste, Juventus e Roma.

Nel generale crollo della qualità del calcio italiano, nell’eterno pantano che si estende ai piedi delle milanesi e nella polveriera delle squadre medio-grandi che provano ad emergere, le due secchione della classe mostrano in ogni partita una compattezza e una fame di vittorie che fanno quasi commuovere. Nella Capitale si respira l’aria delle grandi stagioni e la Champions , arrivata dopo anni di buio, ha dato la giusta vetrina europea a quel giocattolo perfetto che è la squadra di Mister Garcia. Peccato per la pelata di Gervinho, che ha rovinato i sogni di molti bambini da qui alla prossima decade, e  peccato che ad una squadra così perfetta si contrapponga una Juve che, nonostante il cambio di allenatore (ad Allegri non ci credeva nessuno, ma con un team che gioca così bene a memoria forse non serve neanche un coach), continua a macinare punti e a non lasciare agli avversari nemmeno le briciole. Se poi Buffon si mette pure a parare i rigori…Chapeau!

Ora tocca iniziare una nuova settimana, cercare di non perdere la linea delle partite in streaming e sperare che in tivvù passino una partita decente di Champions. Poi tocca ripassare le linee del campo della Maranella perchè mentre Florenzi abbraccia la nonna in tribuna e fa innamorare tante madri di famiglia, qui non riusciamo a pagare la fornitura di gesso e in tribuna ad aspettarmi c’è solo la Finanza. Ma passerà.

Buona ricerca su Rojadirecta, e occhio che Di Natale intanto l’ha messa dentro, +3 al fantacalcio.

Il vostro Raccattapalle preferito.

(ed ora ‘na vignetta che avevo preparato tempo fa, magari non è più il caso, ma ai tempi mi faceva un sacco ridere)

prima vignetta blogge3

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Fischio finale, tutti a casa. I riflettori si spengono, il raccattapalle concede un’ultima occhiata agli spalti ormai vuoti.

Ore di interviste pre e post partita, giorni di attesa, chilometri di parole sciorinate al bar, in ufficio, all’università, a scuola, sui social network, sulle pagine “NapoliUnicaFede” e “MilanoNerazzurra“, persino in parlamento e nei corridoi degli edifici del potere. Poi niente, 90 minuti e tutti a casa, a pensare a come giustificarsi per la sconfitta o quale nuova brillante battuta concedere al perdente di turno. Così, da una vita, per un’altra vita ancora. Come un rosario calcistico da dover coltivare ogni giorno. E in tempi di crisi della fede questa è manna dal cielo.

Nel piccolo universo mistico degli anni del 21° secolo, il raccattapalle rimane, esegue gli ultimi ordini, fissa il campo vuoto e i riflettori spenti (tanto belli e tanto utili eh, ma prima si spengono meno si paga, che non lo sai che ‘sta crisi ha dissanguato pure il Calcio?). Mescola le sensazioni e i rumori del giorno, dei giorni precedenti e dei giorni che verranno ( e sa già cosa porteranno). Ne butta molti pezzettini (perchè la merda c’è, e pure tanta), mentre il resto viene mescolato nella mente e si ritrova qui, in pixel di un computer, in un inchiostro finto come quei riflettori che illuminano per 90 minuti le star del pallone.

Il raccattapalle è questo. Perchè lo vogliano uccidere, potrebbe già indovinarsi.

Magari è scomodo, sicuramente è l’ultima ruota del carro (ma ogni tanto anche lui ha i suoi momenti di gloria, come in un Roma-Palermo di qualche anno fa), probabilmente dirà molte fregnacce, di sicuro una perla ogni tanto la caccia via.

Cosa ancora più certa è che parlerà di calcio (in primis italiano, e da lì chissà cosa), ponendo obiezioni, chiarendo punti nevralgici, esaltandosi per i momenti folgoranti, fondamentamente per dare un’opinione.

E scriverà una volta a settimana , non sa ancora che giorno, perchè dipende dal calendario dell’Atletico Maranella, che milita in Promozione e non è sicura di starci se continua a non pagare gli stipendi ai calciatori.

Uccidete il raccattapalle, ma prima permettetegli di farsi conoscere.

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